Il processo di guarigione nella MEDICINA QUANTICA

Conversazioni online tra la dottoressa Leili khosravi e la dottoressa Mariuccia Sofia

Leili Khosravi

Prima di parlare di Medicina Quantistica, vorrei presentarmi. Ho un nome che ricorda che non sono italiana, anche se in realtà lo sono. Vivo in Italia dagli anni ’80 e mi sento profondamente italiana, ma sono nata in Persia. Ecco perché dalla nascita ho avuto una visione della vita mista tra quella occidentale e orientale. Possiamo definire la visione della vita e dell’essere umano in Oriente un po' più fatalista. Ho studiato medicina in Italia e sono molto grata per le scuole che ho frequentato, perché mi hanno portato a capire che, quella che noi chiamiamo medicina convenzionale, aiuta tantissimo a sviluppare uno degli aspetti sulla visione sull’uomo, dove però viene a mancare tutto il resto, che invece è stato sviluppato negli ultimi 100 anni e ha formato la medicina integrata. Negli anni, grazie anche ai pazienti che ho avuto - che devo dire sono gli insegnanti migliori - ho cercato di approfondire questa visione. Oggi la medicina integrata, non è solo un’integrazione con la biologia e la biochimica, ma all’interno di sé include anche la fisica quantistica e la visione cosmologica. Quindi porta ad una visione dell’uomo molto più ampia. Io sono specializzata in ginecologia e ostetricia e grazie ai miei pazienti ho dovuto integrare la visione della medicina convenzionale. Quella che portiamo avanti non è una visione ad esclusione della medicina convenzionale, ma ad integrazione, collocandola al giusto posto.

Mariuccia Sofia

La medicina è una, ma le forme e le vie per poter attivare dei processi di guarigione sono veramente tante. La medicina quantistica ci aiuta ad andare un po' oltre. Personalmente io nel tempo ho acquisito competenze differenti. Nasco come medico, successivamente mi sono occupata di omeopatia, poi di fitoterapia, procedendo con la nutrizione. Ho cercato sempre di attivare tutti quei campi che riguardano la medicina dello stile di vita. Oggi parliamo di una visione veramente molto ampia, perché la medicina quantistica include una capacità di relazione con la realtà e con il mondo che possiamo dire che è al pari di una rivoluzione copernicana.

Leili Khosravi

Nell’ultimo secolo tutta la scienza ha fatto dei grandi passi in avanti. In particolare la medicina. La medicina era già in contatto con la biologia, biochimica, addirittura con l’ingegneria, ma ancor di più oggi prende dentro la fisica quantistica e la cosmologia. Quando parliamo di fisica quantistica, parliamo in scala subatomica e parliamo di particelle subatomiche. Quali sono queste particelle? La maggior parte di noi conosce i protoni, gli elettroni e i neutroni. Vengono chiamati “oscillatori dello spazio e del tempo”, ovvero “onde elettromagnetiche stazionarie”. Tutti gli atomi e ciò che è formato da atomi, ovvero le molecole, le macro-molecole biologiche, gli organelli cellulari, le cellule, i tessuti, gli organi, lo stesso organismo, in questa visione formano un sistema complesso. Questo sistema deve essere visto come un sistema a catena di onde luminose stazionarie e armoniche, come oscillatori dello spazio e del tempo. Dunque, noi stiamo parlando di oscillazione spazio-temporale su scale molto differenti e questo riguarda tutte le forme di vita biologiche, a partire da quelli che noi chiamiamo procarioti, cioè i batteri, fino alle cellule eucariote e tutti gli altri organismi della flora e fauna. Quindi, tutto ciò che fa parte di una oscillazione unica che è dato da una partenza elettronica e protonica. In questa visione, noi stiamo parlando di una vita che viene da prima dell’uomo e si estenderà dopo l’uomo. Oggi non parliamo solo della medicina quantistica, ma faremo ancora un passo in avanti, e andiamo a parlare di una medicina che possiamo chiamare medicina interscalare, che include la medicina quantistica.

Mariuccia Sofia

Quando parli di medicina interscalare ci introduci al tema delle scale, che in filosofia mi ricorda il principio analogico: l’essere umano ovvero il microcosmo inserito all’interno dell’universo, il macrocosmo. Questo macrocosmo si conosce nel momento in cui l’uomo conosce sé stesso.
Carl Sagan dice: “L’Universo studia sé stesso attraverso l’uomo”.
Siamo noi che da bravi antropocentrici, di un essere che si è intestato il massimo potere sulla natura, abbiamo sempre pensato che dovessimo studiare noi l’universo. Sentirsi invece oggettivati, come elemento di studio da parte di un’entità più ampia, chiaramente un po' ci può disorientare.. Esistono dunque queste scale e noi abbiamo anche la responsabilità di capire anche come funziona il rapporto tra queste scale e come noi possiamo anche intervenire in questi processi.

Leili Khosravi

La filosofia da sempre aveva queste conoscenze […] Vorrei partire da una delle ultime scoperte, davvero molto affascinante, di questo ultimo secolo, che è stata fatta esattamente 100 anni fa. Alexader Gurwitsch scoprì nell’ambito della biologia che le cellule nel momento della divisione cellulare emettono luce. Anni dopo, Fritz Popp è riuscito ad individuare questa luce, addirittura a fotografarla, e lo ha chiamato biofotone. Ora, io vorrei portare l’attenzione sul fatto che l’essere umano è formato da 50trilioni di cellule. Andiamo ad immaginare un attimo questi 50trilioni di fonti di luce che parlano all’unisono creando l’essere umano. Possiamo dire che è una comunità che comunica istantaneamente attraverso la luce e dà forma a quello che noi chiamiamo essere umano. Come può funzionare? Può funzionare perché il mezzo di comunicazione è la luce. Questa è una cosa che nella medicina convenzionale non si studia all’Università.

Mariuccia Sofia

E pensare che ai primi del Novecento c’era stato qualche ricercatore, medico, che aveva cominciato ad evidenziare il rapporto con la luce. La possibilità che l’essere umano rispondesse alla luce anche per processi di autoriparazione di auto rigenerazione. Questo interesse è stato poi mortificato da una visione prevalentemente bio-chimica, meccanicistica. Mentre Popp aveva dato la possibilità di osservare attraverso delle macchine la luminescenza dell’essere umano.

Leili Khosravi

Quello che stiamo dicendo è applicabile all’uomo, è applicabile all’animale, alla pianta, ma ancor di più alla vita in generale. Per andare ancora più addentro a questa materia possiamo ricordare che negli anni ’80 Rupert Sheldrake parlava dei campi morfogenetici. Così descriveva il campo morfico: Il campo morfico è una forza invisibile presente in ogni sistema; responsabile dell’organizzazione, della struttura e della forma del sistema stesso. Parlando della luce, parlando dei biofotoni, noi possiamo immaginare che le nostre strutture o quelle che noi chiamiamo le configurazioni geometriche di ogni struttura, nasce da questo campo invisibile. E capiamo che la luce non è limitata alla luce visibile, ma la luce va oltre di quello che il nostro nervo ottico è capaci di rilevarlo. […]

Oggi la visione scientifica ci permette di coniugare in maniera logica queste due visioni e già il fatto di sapere che il nostro corpo è fonte di luce e prima delle nostre parole noi comunichiamo con la luce, ancora prima che con i nostri pensieri attraverso la nostra luce e questo è dimostrabile scientificamente, ci permette di guardarci diversamente. Ma ci porta anche a ragionare diversamente. E qui vorrei far prestito di una frase di un fisico, dell’ultimo secolo, poco apprezzato ai suoi tempi, ma oggi molto riconosciuto che è Nikola Tesla. Tesla diceva: “Se desideri trovare i segreti dell’Universo, impara a pensare in termini di energia, frequenza e vibrazione”. E questo ci porta a capovolgere la visione medica. Ci porta ad uscire dalla visione materialistica e biochimica, ma entrare in relazione con il nostro paziente, ma con la vita in genere, proprio in termini di energia, frequenza e vibrazione. E questo ci porta anche a cambiare i termini che da sempre abbiamo utilizzato, diagnosi, prognosi, terapia. Perché questo ci porta ad ampliare la nostra visione. E qui ci dovremmo soffermare a studiare e a capire le leggi quantistiche che guidano tutte le strutture e tutti i processi dell’Universo, quali sono e come li possiamo applicare in campo medico. Come abbiamo detto inizialmente, tutto nell’Universo è costituito di atomi, quindi di elettroni, neutroni e protoni. Dunque, ci sono delle leggi che sono applicabili sul piano quantistico, ma sono condivisibili su tutto l’Universo. E questo può essere davvero un nuovo inizio per la medicina.

Mariuccia Sofia

Questo è un nuovo inizio che affonda le radici in qualcosa di molto antico e sulle intuizioni che tutti i popoli hanno avuto, anche quello occidentale. Infatti, ricordiamo i padri della medicina occidentale da Ippocrate a Paracelso hanno sempre parlato di questa correlazione con l’Universo anche in termini di energia.

Energia, frequenza e vibrazioni ci porta ad una responsabilità del nostro essere quotidiano che diventa assoluta. Perché nel momento in cui noi conduciamo uno stile di vita che tiene conto di queste possibilità, è chiaro che si rivoluziona completamente il nostro modello del vivere. Dal rapporto con la luce solare, con le vibrazioni e le frequenze emesse dal regno vegetale, dal regno animale, dal regno della natura diventa un’esigenza assoluta per ricostruire nuovi ritmi. Il medico dovrebbe dunque cambiare la sua funzione e diventare custode della salute e non solo come paladino della malattia, al fianco del paziente e non al posto del paziente. […] Ed è importante iniziare a studiare più discipline che non vanno contro, ma che includano più prospettive.


Leili Khosravi

Ecco perché prima parlavo di “medicina sottosopra”. Perché in questo modo non si focalizza l’attenzione su un processo non di cura o di guarigione verso il paziente, ma punta verso un processo di autoguarigione, collegando ed elevando coerenza tra varie scale che formano l’essere umano, favorendo un processo di plasticità del nostro cervello e sintonizzandolo con quello che noi chiamiamo campo fondamentale, campo quantico, campo della coscienza – chiamiamolo come più ci aggrada – per una nuova programmazione dei nostri corpi.

Mariuccia Sofia

Se ogni evento della nostra vita ci trasforma e siamo in continua progressione, una malattia diventa un vero e proprio messaggio che la patologia comporta ed è un qualcosa che ci porta verso un processo spontaneo di autoriparazione, di autoguarigione, che noi possiamo favorire oppure rallentare, ma ci porta comunque a cambiare, perché il nostro cervello dopo la patologia, non è più lo stesso.

Leili Khosravi

E non solo il cervello. Tutti i nostri organi cambiano. Torniamo a parlare delle leggi quantistiche, che sono leggi universali, che agiscono su tutte le strutture e i processi dell’Universo. Una delle affermazioni che Werner Karl Heisenberg e Max Planck dice: L’energia di un processo dipende dalla sua frequenza, cioè a dire, il numero di ripetizioni di un’oscillazione. Quindi quando parliamo di frequenza parliamo della ripetizione e quindi stiamo parlando dei numeri. Mettiamocelo bene a mente. L’altro punto importante di queste leggi che agiscono nel campo quantistico è il rapporto tra osservatore e osservato. Viene affermato che non è possibile osservare fenomeni quantistici, senza averne impatto o senza cambiarli. E questo avviene quando osserviamo applicando un’energia alta, cioè frequenza alta. Questo in medicina lo conosciamo bene. Se osserviamo una parte del nostro corpo con i raggi x che non sono visibili, ma è una luce ad alta frequenza, se viene osservata a lungo termine, certo avremo più dettagli, ma noi oggi sappiamo che vi è un impatto sugli atomi. Anche nel campo della fisica questo è riconosciuto. Oggi il telescopio più avanzato lo chiamiamo acceleratore di particelle. Cosa usiamo lì? Usiamo i raggi gamma che sono raggi ancora alla frequenza più alta e quindi maggiore energia. E cosa creiamo nell’acceleratore? Delle particelle. Dunque, c’è sempre un impatto quando noi usiamo un’energia ad alta frequenza. Anche questo dobbiamo tenere bene in mente. C’è un altro fenomeno quantistico che si chiama Entanglement, che è un fenomeno che descrive la correlazione quantistica tra il sistema e gli aggregati che lo compongono. L’entanglement si ha quando due o più particelle che si sono trovate per una interrelazione reciproca per un certo periodo di tempo anche se sono separata spazialmente a grandi distanze rimangono in qualche modo legate in maniera indissolubile. Quindi se una di queste particelle viene mossa, l’altro anche se molto distante cambia il suo spin.

Tornando alla visione scientifica prendo in prestito una frase di Martin Gartener che è un matematico che dice: “L’Universo è composto di materia e la materia è composta di particelle – elettroni, neutroni, protoni. Dunque, l’intero universo è composto di particelle. Di cosa sono fatte le particelle? L’unica cosa che si può dire sulla realtà delle particelle è citarne le proprietà matematiche”.

Quindi qui torniamo a parlare di un rapporto matematico tra varie scale che parte dal mondo subatomico. Perché noi quando parliamo delle frequenze di cosa parliamo? Dei numeri. Questo ci porta ad osservare il fenomeno uomo attraverso alcune leggi universali, cioè in questo caso, matematicamente applicabili ad ogni sistema, dai procarioti fino al sistema solare. E’ negli anni ’80 che uno scienziato tedesco Hartmut Müller ne ha parlato per la prima volta. Lui è il fondatore del Global Scaling, la visione interscalare. Lo definirei uno scienziato olistico, perché lui è uno specialista delle scienze naturali e delle scienze ingegneristiche e un esperto della fisica quantistica, cosmologia e matematica. Lui ha descritto per la prima volta un’unità di misura che è formata dalle armoniche, elettroniche e protoniche. Questa unità di misura è universale, perché lo possiamo applicare a tutte le strutture esistenti. E questa struttura logaritmica è basata su un numero trascendente di Euleo. E quello di cui noi stiamo parlando grazie a Hartmut Müller è visibile, realizzabile e scientificamente dimostrabile. Non è solo un’affermazione filosofica “Così in alto, così in basso”, ma dimostrabile matematicamente

Mariuccia Sofia

[…] In questa nuova visione, ciò che emerge di interessante è che la malattia assume un determinato valore. Cosa ci può rivelare la medicina quantica in merito?

Leili Khosravi

Andiamo intanto a vedere cosa intendiamo per malattia quando spostiamo la nostra visione. Sicuramente nella visione della medicina interscalare, della medicina quantica, la malattia non viene considerata, né una punizione oppure perché abbiamo fatto qualcosa che non dovevamo fare, oppure dare la colpa alla malasorte. Possiamo dire che la malattia nasce da una visione limitata di noi stessi, come fenomeni che hanno una vita lineare, partendo dalla nascita arrivando alla morte, credendo di far parte di una vita tridimensionale, perdendo di vista la possibilità di connetterci con altre scale o nostre dimensioni, che potremmo chiamare dimensioni quantiche, dimensioni subatomiche, dimensioni interiori, che seguono leggi universali che sono a nostra disposizione, ma dalla quale non attingiamo, perché siamo bloccati ad una visione tridimensionale. E non attingiamo a quello che noi chiamiamo entanglement o effetto di osservazione, da dove possono comparire delle soluzioni molto più ampie e creative. Quindi, nella nostra visione quantica, la malattia nasce da un’interruzione di comunicazione tra le diverse scale che formano l’essere umano. Nella nostra fisiologia noi abbiamo un esempio di queste connessioni interscalari, alle quali noi ci accingiamo a livello subconscio, ma non in maniera consapevole. Vorrei fare un esempio dell’attività elettrica del cervello, che dimostra questa connessione in maniera meravigliosa. Partendo ad esempio dalle frequenze più basse, che vengono chiamate frequenze delta, che negli adulti si hanno quando dormiamo profondamente, mentre nei bambini è possibile registrarle tra gli 0 e i 2 anni. A questa età i bambini come sono? Sono molto ricettivi, possono caricare il loro cervello di una quantità elevatissima di dati. Loro osservano attentamente ciò che li circonda e prendono nella loro attività subconscia quello che accade intorno a loro come modello. Il risultato è che il modello e le convinzioni dei genitori diventano quelle dei bambini. Nella visione interscalare, attraverso questo frattale fondamentale, noi facciamo vedere come le onde delta connettono l’essere umano con il sole e le stelle. Infatti questi bambini hanno una percezione dello spazio e del tempo che è infinito. Loro vedono un eterno presente. Se tu a un bambino di 2 anni dici dopo, per lui questa parola non ha nessun significato. Dopo o prima non ha senso perché vivono un eterno presente. Le onde theta invece ce le abbiamo quando sogniamo e ce le hanno i bambini tra i due e i sei anni. Infatti i bambini di quell’età hanno una grande capacità di immaginazione. Possono infatti immaginare di volare oppure di parlare con le stelle. E per gli adulti questo accade quando noi sogniamo. Nel sonno possiamo fare esperienza di non località e non abbiamo limiti nello spazio e nel tempo. Questa esperienza noi la facciamo ogni notte. Dunque abbiamo un’oscillazione spazio temporale molto ampia. Nella visione interscalare queste frequenze sono collegate con giganti gassosi del sistema solare, con Saturno e Giove.

Mariuccia Sofia

Quando parli di queste correlazioni, sono correlazioni basate su principi matematici. Ad esempio Müller nel suo Global Scaling ha sviluppato attraverso l’osservazione numerica, una base decisamente matematica.

Leili Khosravi

Questo ci dice come la nostra fisiologia presenta la sua frattalità. Cosa vuol dire frattalità? Ogni spazio dentro di sé ha memoria dell’altro. Lo contiene, come in una scatola. E noi ci ammaliamo quando questo si disconnette.
Ritornando al sonno. Perché noi abbiamo bisogno di dormire? Se noi non dormiamo impazziamo. La nostra fisiologia deve fare esperienza di tutti questi stadi, spazio - temporali. Quando noi siamo nelle onde alfa noi le evochiamo quando chiudiamo gli occhi, prima di addormentarci o di svegliarci o chi medita. E come siamo? Siamo nello stato di coscienza vigile, ma molto rilassato. Questo lo vediamo nei ragazzi tra i 6 e i 12 anni. Infatti, a quell’età i ragazzi in genere hanno una rilassatezza interna. Entrano in ansia, quando i genitori o gli insegnanti, li spingono per avere degli obiettivi cognitivi. Spesso i genitori non comprendono questo stato dei loro figli che è vigile e rilassato allo stesso tempo.

In questo stadio i ragazzi hanno una percezione alterata dello spazio e del tempo che può essere o lunghissimo o brevissimo. Infatti i confini dello spazio e del tempo cambiano. Sul piano interscalare noi siamo connessi con Nettuno e Urano che costituiscono i confini del sistema solare.

Le onde beta sono quelle onde che noi abbiamo nello stato di veglia. Lo stato beta porta un’attenzione alle cose concrete. Ovvero quella situazione che ci ricorda quale sia il presente, quale sia il passato e quale sia il futuro. Ci porta ad un tempo lineare e ad uno spazio tridimensionale

Mariuccia Sofia

Che è quello che ci aggancia a questa dimensione ed è quello che noi frequentiamo più spesso nell’arco della giornata.

Leili Khosravi

Fa parte della nostra coscienza. E questo a cosa ci porta? Se noi rimaniamo in questo stato continuamente e limitiamo i nostri momenti di sonno ad esempio, entriamo in uno stato di ansia e noi avremmo tutte quelle patologie da stress.

Mariuccia Sofia

E infatti le patologie correlate in questo momento storico soprattutto in Occidente sono schizzate, come basi giustificative di molte problematiche autoimmuni. Anche i disturbi del sonno sono cresciuti notevolmente. Qualche anno fa è stata istituita la giornata mondiale del sonno, proprio alla luce del crescente disagio legato alle problematiche inerenti al sonno, che si sono diffuse soprattutto perché i nostri stili di vita sempre più alterati e stressanti. Oltre all’aspetto psicologico e psicanalitico, oggi scopriamo che esiste una fisiologia spazio-temporale importante che si rifà alla nostra struttura neurologica e alla salute nel suo insieme. La PNEI dagli anni ’80 in particolare studia queste correlazioni con la psiche, con il sistema nervoso, il sistema immunitario e il sistema ormonale. Siamo anche in un momento di svolta ed è importante poter diffondere queste scoperte.

In merito a quello che dicevi prima per quanto riguarda la non località, che è uno dei principi della medicina quantistica, ritrovarla nel sonno mi sembra una bellissima intuizione

Leili Khosravi

Infatti, una delle cose che capita con i nostri pazienti è di far fare loro questa esperienza, non solo quando cadiamo nel sonno. Noi dobbiamo imparare a creare quella che si chiama coerenza cerebrale anche in stato di vegli. E di riuscire a fare questa connessione delle varie scale, continuamente alternandole. Quando viene a mancare questo, arriva la malattia. Dobbiamo imparare a sviluppare la plasticità del cervello. E come si fa? Attraverso moltissime tecniche a disposizione e oggi la medicina quantistica è padrona di questo. Tecniche, così come strumenti elettromedicali che usano sia le frequenze che le luci modulate che allenano l’essere umano ad ampliare la sua esperienza dello spazio e del tempo e vivere una autopercezione spazio temporale che possiamo chiamare multidimensionale e uscire da un tempo lineare e fare esperienza dell’eterno. Così lo spazio tridimensionale, quasi soffocante, comincia ad avere profumo di questo spazio multidimensionale e dell’infinito e il nostro sistema percettivo, attraverso la medicina quantica e le sue tecniche si orienta dai limiti alle infinite possibilità. Ma non perché glielo offre la medicina quantistica, ma perché ogni essere umano ce li ha già dentro di sé, nella sua fisiologia, solo che in questo modo lo allena a percepirsi

Mariuccia Sofia

Quello che stai dicendo mi fa pensare all’importanza di collegarsi alle tradizioni meditative, che l’Oriente in abbondanza ci ha dato e che l’Occidente sta recuperando grazie a tutta questa attenzione che viene data a tecniche quali ad esempio la mindfulness, che ha una matrice orientale, viene dal buddismo tibetano che ha lavorato tanto su questi aspetti. E si aggancia a ciò di cui hai parlato, questo spazio-tempo dilatato all’infinito, con la capacità di percepire queste porte verso l’infinito, che possiamo trovare anche in tantissime altre tecniche. Personalmente posso citare la coerenza cardiaca, dove la connessione cerebrale si connette con la coerenza cardiaca, che tutti possiamo sperimentare e sperimentiamo anche spontaneamente e abbiamo la possibilità di creare una frequenza, che crea un campo elettromagnetico, che a livello di coscienza ci porta a sperimentare questa percezione di dimensioni altre, di dimensioni più ampie.


Leili Khosravi

In questa nuova visione, rifacciamoci la domanda: che cos’è la malattia? La malattia è quella porta che ci sta invitando a esperire nuove dimensioni e nuovi spazi e nuovi tempi dentro di noi. Prima tu la chiamavi benattia. Io lo chiamerei il portone che si apre e ci porta a trovare un nuovo significato della vita. Spesso ci capita, in qualità di medici, quando un nostro paziente fa esperienza di un tumore e ne esce, ne esce sempre dicendo: io ho cambiato il mio sistema di valori, le mie relazioni, la mia percezione di vita. E allora poniamoci un’altra domanda. Che cos’è la guarigione? La guarigione è la cura. Non avere la malattia è un effetto collaterale della guarigione. Ma la guarigione in realtà è un aprirsi ad essere esseri infiniti ed eterni.

Leggevo una frase di un saggio indiano fondatore di Auroville, la Mère, che diceva: “Se le nostre cellule, al momento della nascita non sapessero che moriranno, non morirebbero mai. Saremmo eterni”. E io concordo con questo, perché la nostra vita non inizia con la nascita e non finisce con la morte. Se noi ragioniamo in termini di campi fondamentali, noi siamo eterni. E in questo campo fondamentale non ci siamo solo noi come individui e come umanità, ma questo campo lo condividiamo con tutte le strutture dell’Universo. In questo campo c’è tutta l’informazione di cui abbiamo bisogno. Altro che il dottore!! Il processo è un processo di autoguarigione. Il medico qui, ha il privilegio di prendere per mano la persona e di scorrere con lei o con lui varie scale di essere e guidarlo per fargli visitare questo campo al quale appartiene. Noi la possiamo chiamare coscienza, la possiamo chiamare anima. Ognuno lo chiami a seconda della propria cultura o come preferisce. Ma è quella dimensione che condividiamo con tutti gli esseri presenti in tutto l’Universo.

Mariuccia Sofia

Allora qui cara Leili, dovremmo tornare a quella cultura medica che prevedeva per esempio il monachesimo, che prevedeva l’approccio filosofico che veniva espresso come pratica di vita. Non a caso la medicina nasce in fondo nell’ambito filosofico. I grandi maestri spirituali erano anche medici. Penso al Budda che ha lasciato tantissimi scritti in relazione alla salute, al suo mantenimento, all’approccio alla malattia. E penso anche a tutti quei grandi filosofi o pensatori, o anche i monaci o i santi di tutti gli ordini, che hanno dato delle regole per la salute.
Siamo molto lontani da tutto questo. Oggi noi stiamo cercando in qualche modo di tamponare alcune situazioni. Per cui abbiamo una medicina utile nell’emergenza, e lo abbiamo visto, preziosissima in questi tempi di pandemia. Onore e merito veramente a tutti coloro che hanno dato il loro supporto. Ma qui stiamo parlando di una figura un po' più ampia che in qualche modo deve imparare a scolorirsi per mettersi al fianco del paziente, che non è più un paziente, ma come si dice in questi casi, come si dice in naturopatia, diventa agente attivo. Responsabile nel modo migliore, cioè nella capacità di trovare la sua risposta nel suo processo di guarigione. L’organismo va nuovamente valorizzato in questo. Così come ha creato una determinata situazione, ha in sé il potenziale di poterla correggere, finché c’è quell’attenzione al supporto vitale, a quella capacità di esprimere forza vitale, energia, energia psichica. Finchè noi abbiamo cura di questo grande patrimonio, aldilà di una condizione patologica è sempre presente nell’essere umano, finché c’è vita. A questo punto ci apriamo ad una nuova visione, che è una prevenzione che guarda all’energia globale di una persona, alla capacità di educare questa persona ad una correlazione con l’infinito e con lo spazio, che, come ci ricordavi prima, dall’età tra 0 e i 12 anni abbiamo spontaneamente come esseri. Ad un certo punto la perdiamo, perché perdiamo questa magia dell’essere, la capacità creativa, intuitiva, fisiologicamente portata ad una atemporalità, ad una non località. E’ affascinante pensare che la medicina quantistica vada a toccare questi punti.

Leili Khosravi

Dobbiamo tenere conto anche dell’effetto dell’osservatore, perché c’è differenza tra una persona educata a percepirsi come spazio limitato e tempo limitato e una che si autopercepisce come infinito ed eterno

Allora se io ogni giorno penso: non ho questa capacità, non sono bravo, mi manca questo oppure quello io cosa faccio? Continuo ad osservare ciò che non va, ciò che io penso non vada. Se invece comincio a percepirmi facente parte di questa globalità e di poter attingere a queste infinite possibilità e dire: il mio talento è questo, questo io posso fare. Quindi dirigo l’osservazione sulle mie parti luminose, certo, noi possiamo generare salute oppure al contrario la malattia. Spesso mi pongono la domanda. Dottoressa ma lei è profarmaci o contro farmici. La medicina interscalare è una medicina inclusiva, non è esclusiva. Tutto è permesso, ma deve essere realmente utile a raggiungere quel soggetto, in quel momento per creare comunicazione tra quelle scale che mancano. E non è il medico ad applicarlo. Il medico diventa mani e piedi del paziente. Ed è qui che a volte parlo di medicina  sotto sopra. Questo riguarda i medici, ma anche i pazienti che devono cambiare la propria visione su sé stessi. E’ un cammino che medico e paziente fanno insieme. Al termine di questo cammino, né il paziente è lo stesso, ma nemmeno il medico.

Mariuccia Sofia

E’ necessaria una formazione di apertura e di inclusione ad altre possibilità di interpretazione, della visione legata alla patologia e alla salute.

La medicina quantistica è una medicina di inclusione, che include molte altre scale e ci riporta ad una medicina di responsabilità della nostra salute. All’interno del nostro corpo noi siamo scarsi ascoltatori, non abbiamo la capacità di renderci conto di quali sono le nostre esigenze e le nostre capacità del nostro corpo, non lo nutriamo adeguatamente, e non lo facciamo riposare adeguatamente perché non lo ascoltiamo. E’ come se fossimo scollati dalla realtà del nostro corpo. A volte ce lo portiamo dietro come una sacca floscia, pensando che sia così, ma così non è. La malattia spesso arriva per ricordarci che il corpo esiste, ha una sua intelligenza da contattare. E addirittura il corpo è la porta di accesso, alle esperienze che abbiamo raccontato prima. Perché è fatto di tantissime frequenze, frequenze che non sono tutte captabili dal nostro piccolo range di frequenze mentali. Noi con la nostra mente arriviamo a coprire un pezzettino di questa scala infinita e in questa dimensione siamo davvero molto limitati se non includiamo tutto ciò che siamo.

Cechiamo di unire la mente al corpo, anzi di prenderci questo contatto e di esplorare le infinite possibilità di apertura che è questo grande portale che il nostro corpo ci offre. Nel corpo ritroviamo tutto, la mente conscia e quella e inconscia e tutto ciò che riguarda la nostra presenza su questo pianeta. E la saluta si coltiva cominciando ad ascoltare il corpo

Leili Khosravi

In questa visione, noi guardiamo la sofferenza in un altro modo. La sofferenza è un segnale di vita che si sta muovendo e ci sta portando da uno spazio più stretto a quello più ampio. La visione della medicina quantistica e interscalare è una visione provita. Ed è una visione che personalizza il cammino. Noi possiamo attingere a tutte le possibilità, dall’utilizzo dei fitoterapici, omeopatici, fiori di Bach, Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Tradizionale Mediterranea, Chirurgia, Farmaci. Ma è molto importante che il rapporto sia inclusivo. Il rapporto medico paziente crea un campo dove entrambi usciranno nuovi. Siamo pronti a questo? Questo è un percorso

Mariuccia Sofia

I colleghi, i medici che ci hanno seguito e hanno voglia di sperimentarsi possono fare un Master di Naturopatia possono farlo presso la Naturovaloris. La Naturovaloris infatti nasce come Master per chi già maneggia il desiderio e la passione della salute e della ricerca. Accettate la sfida? Vi proponiamo una visione che ci rovescia un po' da quella solita, ma che ci rende più completi e consapevoli di essere su un cammino in progress. Ci fornisce molti più strumenti di quelli utilizzati di solito e ci apre le porte a dei processi inaspettati.

Il video è visibile sulla pagina facebook di NATUROVALORIS

NATUROVOLAROSI è una Scuola di ALTA FORMAZIONE per diventare un Operatore del Benessere e della Prevenzione nei campi della Naturopatia, della Riflessologia Plantare e del Massaggio Olistico. Si trova a Città della Pieve (PG) in Umbria

Per maggiori informazioni
www.naturovaloris.it